Lipsia

Per la prima volta dal 1945 a Lipsia in Germania un atto di guerra esplicito della Russia è stato compiuto dentro i confini dell’Unione Europea e dichiarato tale dalle autorita’ pubbliche.

Putin ha intrapreso una strada senza ritorno , se non porterà a casa un qualcosa che possa assomigliare e vendere ai russi come una vittoria verrà eliminato dai suoi boiardi.

Lo scenario che stiamo vivendo oggi, con la transizione da una guerra contenuta ai confini ucraini a una campagna aperta di sabotaggi e attacchi ibridi nel cuore dell’Europa, era stato ampiamente previsto da molti fin dal febbraio 2022 perchè si sottolineava la natura diversa del conflitto che si stava aprendo.

e il cui obiettivo Putin non ha mai nascosto : cancellare l’Ucraina e il suo presidente come stato indipendente e libero nella propria sovranità e democrazia.

Numerosi analisti, esperti di sicurezza e leader dell’Est Europa avevano avvertito che la passività o la lentezza nel comprendere la reale natura del conflitto avrebbero inevitabilmente portato a un’escalation sul suolo europeo.

Chi ha continuato a sottovalutare il rischio si trova oggi a dover fare i conti con una realtà innegabile.

Fin dal primo giorno dell’invasione, premier dei paesi nordici e baltici come l’allora premier estone Kaja Kallas, oggi Vice Presidente della Commissione Ue, avevano avvertito che le ambizioni di Mosca non si sarebbero fermate all’Ucraina e che l’Europa occidentale sarebbe stata il bersaglio successivo di tattiche asimmetriche.

e che con il prolungarsi del conflitto e lo stallo militare, la Russia avrebbe spostato la pressione all’interno dei confini della NATO e dell’UE per minare il consenso pubblico e spaventare i governi occidentali.

Numerosi studi avevano tracciato la traiettoria della “guerra ibrida”, spiegando che infrastrutture critiche, snodi logistici e trasporti civili in Europa sarebbero diventati i nuovi fronti di questa escalation invisibile.

Il motivo per cui i rischi crescono con il passare del tempo è legato a precise strategie politiche e militare : il logoramento del supporto occidentale; gli attacchi e i sabotaggi mirano a creare un senso di insicurezza e paura nell’opinione pubblica europea, per spingere i cittadini a chiedere la fine del sostegno all’Ucraina pur di “comprare la pace”.

Nessuno pensa o teme la famosa profezia di Don Bosco su i “cavalli dei cosacchi che verrano a bere alle fontane di San Pietro” o carri armati russi che girano per le capitali d’europa , come fecero a suo tempo a Budapest e Praga.

E’ più semplicemente la strategia della “zona grigia” : compiere attentati o sabotaggi negando responsabilità permette a una potenza ostile di colpire l’Europa rimanendo al di sotto della soglia che farebbe scattare una risposta militare aperta (come l’Articolo 5 della Nato) che comunque non sarebbe né certa né automatica.

Man mano che le sanzioni mordono, la situazione interna rimane immobile , il conflitto si trascina con un numero crescente di militari russi uccisi ( si stima almeno 500 mila ) la pressione per destabilizzare dividere e spaventare l’Occidente dall’interno diventa per Mosca , oltre al fattore tempo, una delle poche carte rimaste da giocare, contando su un occhio chiuso da parte di Trump e l’amministrazione Usa almeno sino alle elezioni di midterm del Congresso.

L’incomprensione e la riluttanza di una parte della politica e della società civile nel riconoscere che l’Europa è già, di fatto, bersaglio di un’offensiva globale , hanno rallentato la creazione di difese immunitarie adeguate.

I fatti di Lipsia dimostrano che la distinzione tra “paesi in guerra” e “paesi in pace” si sta sempre piu’ assottigliando.


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