Attese confermate alla Quarta Conferenza internazionale delle Nazioni Unite per il finanziamento allo sviluppo che si è chiusa a Siviglia il 3 luglio: ambizioni piuttosto contenute purtroppo, con intese solo parziali sul debito ma risposta coesa dei partecipanti nonostante gli Stati Uniti si siano sfilati.
La conferenza era la quarta occasione in cui i membri delle Nazioni Unite si trovavano per definire le regole e le iniziative comuni per finanziare lo sviluppo.
Si tratta di un percorso avviato nel 2002 a Monterrey , poco dopo il lancio degli Obiettivi del Millennio, proseguito a Doha nel 2008 e ad Addis Abeba nel 2015 in preparazione dell’Agenda 2030 su gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
La conferenza di Siviglia concentrava aspettative legate a due ordini di preoccupazioni, la prima relativa all’attacco, che nazionalismi e conflitti stanno alimentando , al multilateralismo delle Nazioni Unite e al dialogo che queste promuovono, la seconda riguarda il fatto che gli obiettivi di sviluppo sono ancora lontani anche a causa delle scarse risorse finanziarie e del nuovo peso del debito
La prima preoccupazione è ulteriormente cresciuta quando gli Stati Uniti , pochi giorni prima della conferenza, hanno annunciato che non vi avrebbero partecipato ne avrebbero sottoscritto il documento finale.
Forse proprio per evitare sorprese e mostrare Siviglia come un successo, la presidenza della Conferenza ha in maniera irrituale chiesto e ottenuto l’approvazione del documento finale prima dell’avvio dei lavori.
Gli interventi si sono cosi concentrati sull’implementazione degli accordi già raggiunti e sono risultati più coesi nel sostenere l’importanza del lavorare insieme.
Riguardo la seconda considerazione cioè la capacità di raggiungere intese che permettano di finanziare lo sviluppo , il giudizio è articolato:
Il Compromesso di Siviglia , il documenti finale, ribadisce la priorità della lotta a povertà, diseguaglianze e discriminazioni in un percorso guidato dai diritti umani orientato all’attenzione alla sostenibilità all’equilibrio di genere e al principio delle responsabilità comuni e differenziate.
Da questa premessa si sviluppa forse la parte migliore del documento, dedicata al rafforzamento dei sistemi fiscali nazionali basati sulla progressività, che sono strumenti che concorrono al finanziamento allo sviluppo , in una prospettiva chiara ma non troppo ambiziosa
Maggiori aspettative vie erano su debito e architettura finanziaria internazionale anche in ragione dell’appello giubilare di Papa Francesco.
La richiesta di avviare iniziative di cancellazione non ha trovato riscontro .
Il testo accoglie però diverse richieste come l’introduzione di clausole di sospensione nei nuovi contratti in caso di crisi , la creazione di un registro internazionale dei contratti creditizi, la revisione dei criteri di analisi della sostenibilità del debito e in particolare l’avvio di un percorso intergovernativo con tutti gli attori rilevanti per creare un coordinamento delle iniziative sul debito , il cui baricentro è oggi ancora nelle istituzioni finanziarie internazionali dove i creditori hanno un peso maggiore.
Il Jubilee Report elaborato dalla commissione presieduta dal Premio Nobel Joseph Stiglitz e dall’ex ministro dell’Economia argentino Martín Guzmán, presentato in Vaticano il 20 giugno scorso e la stessa campagna Turn Debt into Hope coordinata da Caritas Internationalis, hanno ricevuto una buona accoglienza nel dibattito di Siviglia , permettendo di guardare ai prossimi mesi con qualche speranza
Rimane invece forte la preoccupazione per la debolezza complessiva del tessuto internazionale.
Dal punto di vista finanziario i mercati oggi non assolvono alla loro funzione di mettere a disposizione liquidità sostenibile per tutti , compresi i più vulnerabili. Questo è preoccupante e il Compromesso non crea le condizioni per farlo.
Come ha ricordato il nel suo intervento l’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, arcivescovo Gabriele Giordano Caccia , è necessario un rinnovato e incrollabile impegno per il multilateralismo basato sulla solidarietà e la ricerca del bene comune. Senza la testarda volontà di incontrare e dialogare non avremo né sviluppo né pace.
*Riccardo Moro , Università Statale di Milano

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