La montagna dei re

Il filosofo Immanuel Kant uno dei massimi pensatori dell’Illuminismo non si allontanò quasi mai da quella citta’ in cui era nato e da quando iniziò la carriera accademica vi rimase ininterrottamente: un’esistenza abitudinaria, tanto che i suoi concittadini, secondo una celebre leggenda, regolavano gli orologi in base alle sue passeggiate pomeridiane.

Stiamo parlando di Königsberg, ” la montagna dei re fondata dai cavalieri teutonici nel 1255, capitale dalla Prussia Orientale, occupata dall’Armata Rossa nel 1945 e assegnata alla Unione Sovietica con il trattato di Postdam che definì gli assetti del dopoguerra.

La popolazione civile tedesca fu in gran parte internata o successivamente espulsa verso la Germania post-bellica.

Rinominata Kaliningrad dai sovietici occupa da sempre una posizione strategica sul Baltico. Durante la Guerra fredda Mosca la trasformò in una base militare e navale. Il porto, normalmente libero dai ghiacci in inverno, garantiva alla Flotta del Baltico un punto d’appoggio operativo di particolare rilievo.

Che Kaliningrad, insieme alla Moldova e alla regione separatista della Transnistria, nonché all’arcipelago delle Svalbard, costituisca dal 2022, uno degli spazi geopolitici più delicati ai margini della Russia era noto da tempo.

Pochi ricordano pero’ il fatto che Mosca, ben prima dell’invasione dell’Ucraina, avesse consolidato nell’enclave una significativa capacità missilistica.
Nel 2016 la Russia vi dispiegò stabilmente un sistema iskander-M, vettori balistici di corto raggio a doppia capacità che possono montare testate nucleari.
Nel 2022, inoltre, il ministero della Difesa russo annunciò l’invio alla base di Chkalovsk dei caccia MiG-31 equipaggiati con i missili ipersonici Kinzhal.

La presenza di questi sistemi amplia la pressione militare e consente di minacciare teoricamente un’ampia fascia del continente. La loro gittata dichiarata colloca infatti numerosi obiettivi strategici europei — basi, infrastrutture, centri decisionali e capitali — entro il raggio d’azione dei vettori schierati nella regione.

Se le manovre Nato sul baltico sono una provocazione per la Russia, di fronte all’installazione dei missili dieci anni fa cosa avrebbe dovuto fare l’Europa, se avesse ragionato come Putin?

Del resto sono proprio i sistemi della famiglia Iskander, insieme ad altri vettori russi, a essere impiegati nella guerra contro l’Ucraina per colpire abitazioni, ospedali, scuole, stazioni ferroviarie , fabbriche ed edifici pubblici.

La distanza quindi tra la funzione dichiarata di “deterrenza” e l’impiego concreto di queste armi contro l’ ucraina dovrebbe chiarire e impedire ogni lettura puramente astratta o tecnica della loro presenza.

Forse, tanto nella politica quanto nella società civile, non è ancora sufficientemente chiaro che l’Europa è in guerra o comunque coinvolta nella guerra russo-ucraina da quasi cinque anni, anche se non vi partecipa direttamente con propri eserciti.

È coinvolta attraverso il sostegno politico, finanziario e militare all’Ucraina; attraverso le sanzioni; attraverso la protezione degli sfollati e dei rifugiati; e, soprattutto, perché la guerra ha investito direttamente la sicurezza del continente.

La rilevanza non dipende soltanto dai sistemi missilistici dislocati . A poche decine di chilometri più a sud si trova il corridoio di Suwałki, la stretta fascia di territorio compresa tra Polonia e Lituania che collega i tre Stati baltici al resto della Ue e Kaliningrad con la Bielorussia.

Nel 2022 le tensioni successive all’invasione russa dell’Ucraina portarono la NATO e la Lituania a rafforzare la presenza militare nell’area. Nel giugno dello stesso anno, la Commissione europea defini’ il regime sanzionatorio contro Mosca, regolando le condizioni del transito di merci dalla Bielorussia verso Kaliningrad destinate a uso civile, mantenendo il divieto relativo al trasporto su strada.

In caso di crisi, la sua interdizione potrebbe isolare Estonia, Lettonia e Lituania dai principali centri logistici e militari della Ue e della Nato.

Per questo il corridoio di Suwałki rappresenta uno dei punti più sensibili del fianco orientale europeo: non perché una occupazione russa sia inevitabile ma rappresenta uno snodo debole del fianco est europeo che permette al Cremlino di minacciare l’area facendo leva su Kaliningrad e sulla Bielorussia.

Mosca annuncia che difenderà “con tutto l’arsenale” Kaliningrad, che nessuno ha mai attaccato, come aveva invaso il Donbas e la Crimea per liberare chi non l’aveva chiesto e contro una dittatura inesistente.

Continuare a sottostimare, blandire o relativizzare le intenzioni più volte dichiarate da Vladimir Putin non è prudenza diplomatica: è una forma di rimozione politica.

Oltre al fattore tempo, la forza del feroce regime di Putin risiede paradossalmente nelle nostre democrazie.

Come ha ben scritto Giovanni Kessler , l’ Unione Europea fatica a prendere decisioni tempestive ed efficaci. Il sistema dei Trattati, che fa dell’unanimità la regola per le principali scelte di politica estera e di sicurezza, è ormai palesemente inadeguato, come su altre materie, alle sfide del presente e rischia di relegare l’Unione in una posizione debole.

Alla Russia basta influenzare anche un solo Paese membro per bloccare o rallentare decisioni che possono essere vitali per il futuro dell’Ucraina. Lo dimostrano la vicenda Ungheria di Orban o le difficoltà ad utilizzare gli enormi patrimoni russi immobilizzati per finanziare Kiev e la riparazione dei danni di guerra.

Gli investimenti russi nella propaganda, nel finanziamento di movimenti politici antieuropei della destra nazionalista e sovranista ma non solo, le operazioni di influenza e condizionamento sui processi elettorali, sono meno costosi di quelli per gli armamenti e possono essere altrettanto efficaci nel ridurre la nostra capacità di reagire, soprattutto quando siamo lenti o incapaci di riconoscerli e contrastarli.

Anche le prossime decisioni sull’invio di armi da parte dei singoli Stati, e sull’autorizzazione al loro utilizzo contro obiettivi militari in territorio russo, rischiano di essere ben al di sotto delle necessità, per la debolezza e i timori di governi che si trovano in casa una forte opposizione filorussa.

Kaliningrad è un dispositivo di pressione strategica e uno dei punti che Mosca usa non per una invasione ma sicuramente per misurare la capacità europea di riconoscere la realtà , prima che essa finisca con imporsi con la forza.

Si tratta di un elemento operativo della postura militare russa nei confronti dell’Europa. Punto.

In italia molti nelle forze politiche e nella societa’ civile per ingenuità o deliberatamente, dopo anni, fingono ancora di non capire oppure appaiono immobili come l’asino di Buridano, immaginando ed esitando tra teoriche possibilità alternative mentre la realtà — molto meno ambigua di quanto sembra e si pretenda — ha già imposto da tempo una scelta.

Una scelta che non è tra la guerra e la pace, come spesso viene superficialmente presentata, ma tra la preparazione responsabile ad una possibile crisi e la sua rimozione; tra una deterrenza credibile e l’illusione , smentita ripetutamente dai fatti , che le intenzioni dichiarate da Mosca possano essere neutralizzate ignorandole.


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