Sono passati ormai due anni da quando, da queste pagine, abbiamo iniziato a raccontare le guerre infinite, la frantumazione dell’ordine mondiale , gli eccidi senza limiti, la moltitudine di morti inique.
Debolezza ed insufficienza di una politica, dove la diplomazia appare accontonata mentre la reazione delle società civile non sembra andare oltre la ripetizione di messaggi appelli ed esortazioni
Le cronache dei contatti , dei colloqui diretti o indiretti tra le parti che pure sono in essere , sono pause tra una fase del conflitto e quella successiva, in funzione di tregue e trattative che sembrano non arrivare mai, perchè in realtà non si vogliono aspirando ancora alla vittoria totale sul nemico.
Nell’attuale scenario internazionale, si sono confermate alcune linee di futuro che riflettono la profondità delle trasformazioni e delle sfide in corso.
La polarizzazione politica ed economica: un antagonismo tra blocchi geopolitici e la mancanza di un ordine condiviso che accentuano sempre più l’instabilità e la difficoltà di prevenire escalation regionali e globali.
Il rischio di “normalizzare la guerra e il disordine: andiamo verso una lunga fase di convivenza con l’insicurezza e la guerre, sia sul terreno che commerciali , come dimensione ordinaria della politica, in assenza di un cambiamento di paradigma,
la garanzia crescente di sicurezza e di riarmo tra deterrenza e tecnologie sempre più sofisticate, rischi acuti e necessità allo stesso tempo di cercare nuove forme di confronto e sicurezza collettiva.
In tutto ciò diventano fondamentali la resilienza sociale e la capacità di adattamento Ma per poter fare ciò , dobbiamo guardarci in volto e fare un discorso di verita’ , come ha fatto con grande lucidita’ la scrittrice , dissidente turca Ece Temelkuran
Abituati negli ultimi alla retorica che chiude sempre ogni articolo , analisi , manifestazione, discorso e atto politico con una nota positiva sulla democrazia, abbiamo paura di dirci che, sino ad ora , siamo stati “sconfitti”.
Eppure, riconoscere la sconfitta , la fase critica delle nostre democrazie e di una gestione non violenta dei conflitti e delle controverse intenazionale è l’occasione di liberarsi dalla sfibrante messinscena che continuiamo a interpretare.
C’è un’umiltà politica e morale nella sconfitta e, soprattutto, ci richiama alla solidarietà di una resilienza autentica.
Nulla e’ perduto, ma cosa cosa rimane dopo le involuzioni, dopo i progressi e le regressioni che abbiamo attraversato in questi anni?
Stiamo vivendo un momento di cambiamenti strutturali che mettono tutto e tutti in discussione e che alimentano, paure , speranze, insicurezze , sogni e visioni distopiche.
Mutamenti che , ci interrogano mai come ora, sull’importanza della completezza, della natura e delle fonti di informazioni, su aspetti decisive dell’economia, del commercio internazionale e della globalizzazione, elementi che hanno un ruolo determinante nelle nostre democrazie , nella costruzione di un senso comune , nel posizionamento politico sia dei partiti che delle organizzazioni di interesse e della società civile.
Non a caso le forze ostili alle democrazie stanno puntando sforzi e risorse immani uomini e mezzi sulla disinformazione, una guerra ibrida per costruire un consenso prepolitico sulle scelte decisive e strategiche di un paese
Gli stati assoluti posero fine alle guerre civili e religiose europee nel XVII secolo e riuscirono a imporre la pace perché progressivamente presero il monopolio della forza ,disarmarono le fazioni stabilirono sistemi legali , giudiziari , statuali unificati e unificanti
Thomas Hobbes diceva ” auctoritas, non veritas , facit legem “, il diritto e la ragione, la giustizia e ingiustizia in astratto non hanno luogo. Laddove non esiste un potere comune , non esiste legge; dove non vi è legge non vi è giustizia.
La fine di un’epoca storica , le crisi globali , le guerre totali che mettono in discussione modelli di sviluppo e di vita e le sue prospettive future, i processi di trasformazione identitaria e culturale, ci fanno testimoni , spettatori, ideatori ,protagonisti o comprimari di un tempo unico della storia.
Potremmo elencare pedissequamente una serie di azioni che appaiono di indispensabile attuazione:
Dalla riforma del Consiglio di Sicurezza con un veto limitato. al mandato rafforzato per delle forze di pace e di interposizione; dal dare effettività ai provvedimenti di tribunale e corte penale internazionale alla promozioni di politche di decoupling strategico per ridurre le dipendenze da aree e stati ostili alle democrazie, da blocchi selettivi di sanzioni sulle risorse critiche al promuovere nuovi trattati bilaterali tra le attuali potenze nucleari
Rimane tuttavia da rispondere a priori ad una domanda :
Chi sono i soggetti legittimati ad intervenire e promuovere queste inziaitive ?
Chi è oggi il soggetto o i soggetti politici e istituzionali della mediazione riconosciuti?
Oggi solo un patto politico fra stati , tra soggetti internazionali che assumano su di se il monopolio della forza , potranno imporre le tregue e la pace , contenere, con la diplomazia e la deterrenza , la volonta’ di potenza e di dominio, mettere in atto politiche , istituti strumenti e apparati in grado di renderli effettivi una trama un nocciolo diritti umani fondamentali applicarli e difenderli , garantendo una sistema di tenuta per la pace del futuro.

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