Il male puo’ vincere?

Di fronte alle immagini delle continue devastazioni, dei bombardamenti, delle morti che ormai vediamo in diretta da anni, proviamo un’insopportabilità, una voglia di distogliere lo sguardo dalla violenza e dall’accanimento sui corpi degli inermi.

Sentiamo l’inadeguatezza ormai di tante categorie della nostra tradizione storico-politica e, nel leggere il grumo che stiamo attraversando, forse ritroveremmo un senso assumendo solo il punto di vista dei vulnerabili, con lo sguardo di chi la violenza la subisce.

La durezza dei tempi richiederebbe un pensiero e persone adeguate al momento, che invece mancano nella politica, nelle istituzioni e nella società civile. Indubbiamente non e’ facile comprendere, attrezzarsi , discernere.

Mentre lo sforzo secolare di limitare e “umanizzare” la guerra, di ampliare i diritti e le sfere di giustizia, incontra ostacoli sempre più forti fino ad arrestarsi, ci troviamo in un nuovo passaggio storico che richiama gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, quelli anteriori ai conflitti mondiali, parte di quella guerra civile europea finita nel 1945.

Il 1945, ottant’anni fa, il più grande anno di sempre per i nostri nonni e i nostri genitori, allora bambini, puntellato dalle date di fine guerra, resistenze, rese del nemico, trattati di pace, ricostruzioni e speranze.

Da allora, il rifiuto che abbiamo coltivato per decenni di vedere e valutare l’effettiva natura dei pericoli e le intenzioni ostili di stati, governi e apparati ha portato al prevalere dell’attendismo e una sorta di arrendevolezza , dovuta al fatto che non si riusciva più a pensare il negativo e, di conseguenza, anche il conflitto e la guerra rappresentavano dimensioni quasi impossibili da concepire e quindi da accettarne nelle loro dinamiche proprie.

Ma il male esiste ed è incarnato nella storia umana e dobbiamo affrontarlo.

Non è un caso che l’esperienza e l’attraversamento del male siano la grande eredità che ci lascia tanta cultura moderna e contemporanea, come la narrativa di Cormac McCarthy, come la poetica di T.S. Eliot, come le tante Spoon River nel mondo.

E del resto, cos’è stata la Passione di Cristo sulla Croce se non la manifestazione del male? La Croce e il Nulla di cui parlava Sergio Quinzio, e la disperazione di chi non si rassegna all’assenza della salvezza?

Timori e inquietudini che hanno sempre rappresentato, nel cristianesimo, potenti elementi simbolici della presenza del male nella storia.

Per non parlare degli interrogativi da Jonas ad Adorno, dalla Arendt a Bauman, su quale etica, metafisica, quale dio fosse realmente possibile dopo l’esperienza di Auschwitz.

Nella più drammatica scena della storia, nel Vangelo di Giovanni, Pilato interroga Gesù e gli domanda: “Che cos’è la verità?” E Gesù tace.

Siamo ancora qui, arrivati a questo punto. Pensieri millenaristici potrebbero farci mettere in dubbio il valore della nostra presenza come civiltà, la naturalezza e la necessità del radicamento dell’uomo sulla terra.

Prometeo è incatenato a una roccia ai confini del mondo, mentre ovunque si scoperchiano nuovi vasi di Pandora e le potenze politiche si muovono contro ogni escatologia, ogni fine ultimo.

In un mondo secolarizzato, dominato dall’organizzazione di apparati e forze sovranazionali e globali, di vecchi e nuovi imperialismi, quando e come potrà nascere un nuovo ordine? Chi frenerà il potere e il male?

O dobbiamo prendere atto del dominio della forza brutale e della volontà di potenza?

Mauro Montalbetti

©Kyiv, Ukraine August 28, 2025. Photo REUTERS.


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