Gesu’ rispose ” chiunque è per la verità, ascolta la mia voce “. Pilato gli disse “Che cos’è la verità ? ” (Giovanni 18,37-38)
In uno dei dialoghi piu drammatici della storia dell’uomo e dei Vangeli, l’espressione del potere imperiale insinua un dubbio sulla verità e su Dio anche a Gesù che rimane in silenzio.
In epoche di cambiamenti valoriali ed etici tutto appare in ridiscussione avvolto dal velo del dubbio, non a caso in greco antico e quello della koinè ( la lingua scritta originale dei Vangeli ) verità si scrive alétheia e significa disvelamento.
Tratto comune nei tempi di crisi sistemiche e di rottura di un ordine, come negli anni venti e trenta del XX secolo, oggi in modo analogo, stiamo attraversando un momento storico, una sorta di età assiale, dove fenomeni ed eventi storici, politici e sociali sembrano convergere in uno snodo di crisi con caratteristiche e consapevolezze comuni.
Gli avvenimenti di questi anni stanno cambiando le carte politiche e gli equilibri geopolitici ed economici ; da un lato guerre per le terre e i confini e dall’altro una crisi di legittimità di stati e democrazie per il combinato disposto di una cessione di sovranità e poteri verso altri ambiti ultra-nazionali, verso il mercato e le sue dinamiche incontrollabili , verso i nuovi potenti della societa’ digitale.
Scrivevamo ormai tre anni fa che eravamo di fronte ad uno snodo dove gli attori principali seguivano una pura logica di forza, dove il numero delle vittime, per quanto cinico, era totalmente irrilevante e solo quando la polvere del conflitto si sarebbe diradata solo allora avrebbe potuto aprirsi uno spazio alle tregue.
Siamo allo spazio del politico come spazio di soggetti, gli Stati, in conflitto per interessi leciti e meno, dichiarati e non dichiarati, per sfere di influenza, per difesa del proprio territorio, per esercitare un’egemonia.
Apparati e poteri sopranazionali spesso interconnessi, che sulla base di negoziazioni della propria forza economica, militare, gestiscono decisioni fondative e strategiche: si profila una sorta di nuova inedita Yalta.
La rilegittimazione della guerra , da sempre tragica manifestazione estroflessa dell’esercizio del potere, guerra che viene vinta sempre dal più forte che non è detto sia il più giusto.
Nel tempo delle guerre totali , non il bene e il male , le invocazioni o i tribunali ma i rapporti di forza e di egemonia, le valutazioni su ciò che conviene , le percezioni di difesa e sicurezza, il démon della politica di potenza, decideranno degli armistizi, delle tregue e delle paci.
Noi , da duemila anni , in questo tempo di Pasqua non preghiamo e celebriamo solo per la Resurrezione di Gesù il Messia ( Christòs ), ma anche per la resurrezione dei morti.
Ma il sacro di oggi appare rimpianto nostalgico, spogliato degli elementi tragici, il messaggio della resurrezione scomparso dietro una generica speranza ed invocazione alla soluzione dei problemi individuali e collettivi, la malatttia, la violenza, la sofferenza.
Ma una vera risposta cristiana può darla solo la teologia della croce. E’ lo sguardo sull’ora nona, di fronte al permanere di una condizione umana irredenta che continua a patire e che affronta l’incapacità di fare il bene che pure vorremmo.
San Paolo nei Corinzi scriveva: Se non c’è resurrezione dei morti, neanche Cristo è risuscitato. Ma se Cristo non è risuscitato, allora il nostro annuncio è vano, vana è anche la vostra fede.
E qui non si sfugge ad una stretta drammatica : il continuo procastinarsi del momento della salvezza. Quel momento che Gesù e gli apostoli indicavano vicino e ormai prossimo ma dopo 2000 anni, le promesse sono ancora da attuarsi, i miti e i piccoli non possiedono la terra e Dio non ha ancora reso la “pronta giustizia”.
Questi sono tempi in cui tutto è tornato ad esercitarsi secondo una logica di sangue e suolo, dove, dopo 2500 anni, siamo ancora ad Eraclito : “ Polemos (la guerra) è padre di tutte le cose”.
Con Sergio Quinzio ci chiediamo : la Pesach celebra il Dio che salva liberando dalla schiavitù , ma è stata forse salvezza per gli ebrei uscire dall’ Egitto? è stata forse salvezza per noi la Pasqua di Resurrezione di Gesù ?
Guardo le immagini dei corpi lacerati da Kyiv a Gaza, al Sudan , al Golfo Persico: visi trasfigurati di popoli sotto il fuoco.
I martiri, nell’Apocalisse, gridano : “Fino a quando, Signore, tarderai a fare giustizia del nostro sangue sugli abitanti della terra?” e sappiamo anche, con Luca, che il Figlio dell’ Uomo quando verrà, potrebbe non trovare piu’ la fede sulla terra.
E allora cosa rimane ? Pasqua, la Pesach, in aramaico significa andare oltre, oltrepassare.
Jacob Taubes, interrogandosi sulla teologia politica di San Paolo ha scritto: ” la Legge non è il primo e l’ultimo termine, perché persino tra uomo e uomo esistono situazioni che “oltrepassano” la Legge: l’amore, la pietà e il perdono”.
Questa crisalide di trasformazioni e caos che stiamo attraversando potrebbe riconsegnarci un mondo e una dimensione che non riconosceremo più come nostro e forse solo alla fine quando i processi si saranno compiuti ne vedremo il profilo, gli elementi di valore, di continuità e di senso.
In ” Vita e Destino” Vasilij Grossman ci ricorda che di fronte al male della vita non solo gli uomini ma anche Dio è impotente.
” I cieli sono vuoti. Sulla terra c’è soltanto l’uomo. Come si spegne il male? nemmeno l’acqua di tutti i mari potrebbe spegnerlo, tanto meno una manciata di gocce di rugiada raccolte dai tempi del Vangelo sino al piombo di oggi.
Eppure in quest’epoca di terrore e follia insensata , il buono, un granello radioattivo sbriciolato nella vita , non e’ scomparso e quanto più si estendono le tenebre tanto più gli uomini restano- imperterriti- uomini, nonostante tutto persino sul ciglio di una fossa.
La storia degli uomini non e’ la lotta del bene contro il male ma e’ la lotta del grande male che cerca di macinare il piccolo seme dell’umanità. Ma se anche in momenti come questi l’uomo serba qualcosa di umano, il male e’ destinato a soccombere”.

Lascia un commento