La giusta causa

Sophie andò al patibolo con una gamba rotta, pesanti percosse e torture. Le sue ultime parole furono:

“Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga quando non c’è nessuno disposto a dare se stesso per una giusta causa?
È una giornata di sole così bella e io devo andare, ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone vengono risvegliate all’azione? “

Nel giugno del 1942, all’apice della forza e della potenza del regime hitleriano, tra gli studenti dell’università di Monaco si formo’ un gruppo dissidente di giovani cristiani tedeschi: Die Weisse Rose (La Rosa Bianca).

Una delle anime del gruppo è Sophie Scholl, studentessa universitaria, 21 anni che sta organizzando con il fratello Hans (entrambi luterani) e altri amici una campagna di propaganda antinazista fatta di poche e povere cose: ciclostili, lettere e scritte sui muri.

Sono Willi Graf cattolico , Alexander Schmorell ortodosso, Christoph Probst a cui si unirà anche il prof. di musica Kurt Huber

Tutti studenti alla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, città nella quale diffusero gli opuscoli che invitavano i tedeschi a opporsi con la resistenza passiva al regime nazista.

Ispirati anche dalle tesi del movimento giovanile Quickborn, guidato dal sacerdote d’origine italiana Romano Guardini, da Thedor Haecker traduttore di Kierkegaard , dalle omelie del vescovo antinazista di Munster, Clemens August von Galen.

Nei giorni della sconfitta dell’esercito tedesco a Stalingrado, ispirati dalla disfatta e dai discorsi sprezzanti dei gerarchi nazisti verso gli studenti, scrissero il loro ultimo volantino (Studantesse! Studenti!), invitando alla rivolta contro il tiranno per salvare la Germania dal baratro.

Il sesto opuscolo venne lanciato dalle finestre dell’Università il 18 febbraio 1943 ma dopo aver lasciato i volantini nei corridoi dell’Università , i fratelli Scholl vengono scoperti dal custode nazista denunciati e arrestati.

Processati per alto tradimento insieme all’amico Christoph Probst, già sposato, con 3 figli piccoli. I tre non tradirono i loro compagni e si addossarono ogni responsabilità. Non accettarono di firmare nessuna ritrattazione,

Il 22 febbraio 1943 si celebrò il processo condannati a morte dal Tribunale del Popolo, presieduto dal giudice-boia di Hitler, Roland Freisler (che poi morirà nel 1945 in un bombardamento alleato).

Furono portati subito dopo alla prigione di Stadelheim a Monaco dove i loro genitori chiesero di vederli per l’ultima volta, decapitati lo stesso giorno nel cortile della prigione.

Un coraggio che lascia senza fiato. In quel tempo di violenza orrori e furori fecero una scelta di eroismo, sacrificio e martirio che rimarra’ per sempre nella storia.

Furono complessivamente, tra Monaco e Amburgo, quindici i membri della Rosa Bianca condannati a morte, mentre altri trentotto vennero incarcerati.

Cinque giorni dopo l’esecuzione dei suoi figli il padre Robert Scholl liberale cattolico fu condannato e imprigionato.
Dopo la guerra , Scholl fu sindaco della citta’ di Ulm e nel 1952 fondò il Partito Popolare Pan-Tedesco poi confluito nel partito socialista democratico, mori nel 1973.

Nel 1952 la sorella Inge pubblicò il libro La Rosa Bianca il primo resoconto storico dettagliato del movimento e insieme al marito Otl Aicher, fondo’ l’ Università Popolare per promuovere la democrazia, e successivamente ” la Scuola superiore di progettazione grafica e di disegno industriale di Ulm che raccolse nel secondo dopoguerra l’eredità della Bauhaus, scuola che rimase attiva fino al 1968.

Nel 1987 venne costituita la fondazione Weiße Rose Stiftung a Monaco di Baviera da componenti e superstiti del gruppo e da parenti e amici dei membri giustiziati con lo scopo di promuovere la conoscenza storica e culturale del movimento di resistenza antinazista.

In un angolo del cimitero di Monaco di Stadelheim, i due fratelli riposano accanto al loro amico Christoph Probst.
Le tombe sono due croci di legno scuro, unite da un unico legno orizzontale.

La moglie di Probst, Herta Dhorn visse una lunga vita, sopravvivendo anche ai figli, mori nel 2016 a Monaco a 102 anni.

La sorella di Sophie, Elizabeth, ultima sopravvissuta della famiglia, e’ scomparsa nel 2020.

Che il loro ricordo sia di benedizione.


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