La cornice, ancora una volta, è quella del palese fallimento politico delle Nazioni Unite, fallimento che non nasce oggi ma che è iniziato negli anni novanta con la tragedie della Bosnia e di Srebrenica, un fallimento e un impotenza fattuale che molti , reclamandone retoricamente un ruolo totalmente incapace di esercitare senza una riforma fondativa radicale, si ostinano a non vedere nemmeno davanti all’evidenza.
Il Venezuela di questi anni è stato un paese governato da un trafficante violento e ricattatore, eletto illegalmente truccando e sovvertendo i risultati elettorali, che tra l’ altro ha sistematicamente votato all’ ONU, ironia della sorte, contro le sanzioni alla Russia per violazione del diritto internazionale, in compagnia di tanti altri demagoghi e populisti di destra e sinistra che stanno in America latina e anche nei nostri parlamenti. Nessuno lo rimpiangerà, men che meno i venezuelani.
Ma il modo in cui si sta tentando il cosidetto regime change crea un precedente pericoloso
In molti hanno ricordato che tentativi passati in altri paesi, fossero azioni coperte o scoperte hanno peggiorato la situazione.
Nate da dinamiche diverse il magreb libico e il medio oriente stanno ancora pagando e noi con loro il prezzo della vittoria militare e l’ eliminazione di due feroci dittatori Saddam e Gheddafi, che in assenza di una visione politica strategica e di costruzione di un consenso multilaterale si sono trasformate in disastri internazionali.
Il dubbio è: quanti Maduro, quanti ayatollah, quanti dittatori e autocrati ci sono nel mondo? Ma anche quante fragili democrazie sotto ricatto di potenti vicini, quanti popoli in lotta per affermare le loro libertà ?
il blitz, l’ azione diretta colpisce oggi un dittatore screditato e indifendibile come ieri ha colpito la democrazia ucraina e domani probabilmente potrebbe colpire quella di Taiwan, un assist offerto, forse consapevolmente, che incoraggerà ritorsioni su ogni altro fronte di guerre o di tensione geopolitica e territoriale.
Non mi meraviglierei se le azioni belliche su i vari fronti di guerra in questi giorni siano state in qualche modo preavvisate, come una sorta di triangolazione che poi ogni potenza applica secondo i propri modi e desiderata.
Non si tratta di immaginarsi complotti ma una convergenza di interessi e della condivisione di una postura e di una visione strategica simile.
La pace emerge come fotografia istantanea dei puri rapporti di forza consolidati, dal bilanciamento di potenze, dove l’azione (militare, economica o negoziale) fissa i termini di un’intesa, di una tregua o della vittoria di una delle parti in conflitto.
Ma la storia – dal Congresso di Vienna al post-1945 – conferma che anche gli ordini pacifici durano quanto reggono le gerarchie di potere createsi
Si conferma cosi platealmente l’idea di un mondo di vecchie e nuove superpotenze, diviso per sfere di influenza, protettorati, cortili di casa da presidiare con la forza in modo del tutto arbitrario e al di fuori e al di la di ogni regola e diritto.
Il capovolgimento completo di quel nuovo ordine internazionale, in realtà mai affermatosi ma che avevamo sperato tutti nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino, un’accelerazione di questo capovolgimento ( e ritorno alle origini di rivendicazione di spazi vitali ed egemonie imperiali ) iniziata il 24 febbraio 2022 con l’invasione dell’ Ucraina.
Con ruoli e responsabilità diverse molti dei soggetti internazionali protagonisti di questa era di guerre totali dagli Usa alla Cina dalla Russia a Israele, dalle potenze regionali in medio oriente e i loro proxy terroristi come Hamas, sembrano legati dall’idea che l’uso unilaterale della forza sia l’ultimo ed unico argine.
Anche alcune democrazie possono consumarsi lentamente nel nome dell’emergenza e dello stato di guerra permanente, sovrano diventa colui che decide sullo stato di eccezione, direbbe Schmitt, le regole una materia negoziabile, il diritto una variabile.
Ma nel diritto, la più grande eredità dell’illuminismo, del liberalismo e delle democrazie politiche, la forma è la sostanza. Senza di essa la forma politica rischia di rimanere violenza e dominio senza maschere che diventano la sola sostanza del potere.
Occorre prendere atto una volta per tutte che un mondo è finito. Le regole torneranno , forse, quando questo ciclo politico si sarà concluso.
Il destino geopolitico che le super potenze avrebbero riservato all’Europa nei prossimi decenni è abbastanza chiaro: diventare il terreno di scontro e confronto politico ed economico limitandone l’ autonomia e la crescita , lo sviluppo e la diffusione delle loro democrazia politiche senza bisogno di invasione se non evocandole o testando le capacita’ di difesa ma destinandone ampie risorse alla guerra ibrida a quella commerciale ed economica e alla capacita’ di influenzare con la disinformazione sistematica il consenso delle nostre opinioni pubbliche.
Nell’ epoca dei predatori l’ unica realistica alternativa a questa deriva è che la UE prenda fino in fondo consapevolezza della propria potenza economica, negoziale , politica , di difesa e deterrenza per contrastarla, costruendo al tempo stesso alleanze per il ripristino del diritto e della legalità internazionale.
https://osservatoriointernazionale.com/2026/01/03/la-forma-e-la-sostanza/

Lascia un commento