Il limite

In questi tempi di passaggio simbolicamente segnati dalla fine del carnevale ( carnem levare ), il mercoledì delle ceneri e l’inizio del digiuno del tempo di Pasqua, la Pesah aramaico giudaica

sospesi tra la vitalità e la maschera delle persistenti tradizioni greco romane dei tempi dei saturnali e il senso della precarietà della fragilità del tutto e dell’uomo, derivato dal pensiero cristiano ,

mai come questo tempo presente , la nostra Quaresima sembra segnata sotto il furore delle guerre , dalla sensazione della fine di un ordine verso un futuro incerto

pensieri della fine nel tempo della modernità, come quelli del teologo Sergio Quinzio la cui lettura , mai più abbandonata, mi fu suggerita, io laico , da Pino Trotta, direttore dell’ufficio studi delle Acli, inquieto uomo di fede che ebbi modo di conoscere negli ultimi anni della sua vita e che oggi le Acli milanesi ricordano.

Quinzio parlava del silenzio e della sconfitta di Dio di fronte al male che imperversa nel mondo e di fronte alla fatto che il tempo ultimo della storia e della resurrezione sembra allontanarsi , pensiero continuamente ripreso dalla teodicea ebraica che si interrogava sul senso e la possibilità di Dio dopo Auschwitz, Hans Jonas fra tutti.

Affascinato dalla teologia protestante della croce piuttosto che quella della grazia, rimane una frase fulminante , ripresa in realtà da San Paolo: il fondamento del cristianesimo è la fede nella resurrezione dei morti , se non vi è resurrezione, se non vi è redenzione, tutto è vano e la fede rimane una fede sepolta

In questi tempi apocalittici ( e letteralmente dal greco ) rivelatori nei quali una intera nazione un intero popolo europeo a noi vicino, sembra assurgere, non per sua volontà, a capro espiatorio ed agnello sacrificale del delirio della volontà di potenza degli imperi

dove solo alla fine e forse troppo tardi , abbiamo compreso che difendere la vita e lotta per libertà di quel popolo era difendere anche noi stessi,

Dio sembra apparire in tutta la sua impotenza, la sconfitta di Dio scriveva Quinzio

Se vi è resurrezione, sarà manifesta la potenza di Dio che resuscita e che ha resuscitato per primo il Cristo , altrimenti nemmeno la resurrezione di Cristo ha senso.

Dopo duemila anni i morti non sono resuscitati e lo spazio per la fede sta arretrando. Ma se il tempo del mondo continua , anche il peccato continua e non c’è piu alcun sacrificio per i peccati , ma soltanto l’attesa del giudizio

La catastrofe apocalittica viene considerata come il trionfo della potenza vittoriosa di dio che rende finalmente giustizia agli innocenti, distruggendo gli empi

Ma saranno giorni dell’ira, di furore, di tenebre e oscurità. Un orrore come unica possibilità di salvezza, concludeva Quinzio, un invocazione insieme necessaria ed impossibile.

La fede guarda da una fine che potrebbe non venire, tutto potrebbe continuare indifferentemente cosi come lo conosciamo , avanzando un contesto, uno spazio dove il permanere delle cose o la loro dissoluzione, dove curare e far crescere dei bambini o farli morire in un ospedale ucraino sotto le bombe , diventano immagini sovrapponibili e indistinguibili

questo è il nostro orizzonte, quello che ci appare dal nostro punto di vista della storia che abbiamo vissuto e in cui siamo collocati.

l’unica vera risposta sarebbe la fine della sofferenza, perchè il dolore, come diceva Morselli, non si ripara

Il rabbino polacco Menachem Mendel, detto il Kotzker , vissuto nell’ottocento, maestro di quell’ ebraismo chassidico dell’ Europa orientale poi scomparso con la shoah , di fronte alla sofferenze del suo popolo disse :

” C’è un limite , dovrebbe esserci un limite. Abbiamo versato nel corso dei secoli tante di quelle lacrime da far straripare oceani e tante da inondare i cieli. C’è un limite, Signore , dovrebbe esserci un limite

Quello che abbiamo visto nel secolo scorso e ancora nel nostro e quello che ancora vediamo in queste ore svolgersi , tra il fiume Dnepr e i nostri confini orientali, ci dicono che questo limite sperato non c’è

Se per il cristianesimo il Messia è già venuto , né la sua vita é la sua morte pare aver portato salvezza, quella salvezza nella cui speranza si creata e sviluppata nel bene e nel male tutta la nostra storia

Ma, si dice, ” Il mio ritorno è prossimo” (Apocalisse 22, 20 )

Questa fede disperata è l’unica vera alternativa oggi alla disperazione del nulla


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