– con voce bassa, lanciò verso non so quale immagine, quale visione, un grido che non era che un sussurro:
”Che orrore! Che orrore!” –
C’è un libro di Joseph Conrad , forse il suo racconto più profondo, lucido e disorientante , “Cuore di tenebra”, scritto nel passaggio d’epoca tra 1800 e 1900.
La voce narrante di Marlow, un marinaio che compie un viaggio nel cuore del Congo, risalendone il fiume , per cercare e riportare a casa Kurtz, mercante d’avorio, capo carismatico e degenerato , venerato dalle popolazioni locali come una divinità.
Il cuore delle tenebre è allo stesso tempo cuore di una terra sconosciuta, sfruttata , violentata e simbolicamente il cuore all’interno dell’inconscio dell’ uomo.
L’ incomunicabilità, l’alienazione intrecciati alla denuncia della degenerazione coloniale , ottanta anni dopo , il testo diventerà la sceneggiatura di quel Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, potente e ineguagliata trasfigurazione livida e simbolica della guerra
In un altro contesto , sono ritornate quelle narrazioni scritte e visive, guardando le immagini delle guerra in Ucraina di questi tre anni.
Immagini che hanno in comune proprio quell’ orrore evocato dal romanzo , orrore come violenza e accanimento sul corpo dell’inerme, dai bombardamenti russi sulle case, le scuole e gli ospedali, le fosse comuni di Bucha, i corpi lungo le strade, nei cortili , nelle case.
Sentiamo l’inadeguatezza delle categorie della nostra tradizione storico-politica e nel leggere il grumo che stiamo attraversando , forse occorrerebbe cercare di comprendere il senso della violenza, assumendo il punto di vista dei vulnerabili e degli inermi, lo sguardo di chi la violenza la subisce e non di chi la esercita.
Il cuore di tenebre di Conrad e oggi il nostro , ci appaiono cosi come archetipo , come proiezione fantasmatica esterna di un male eterno che è in realtà dentro di noi .
Se cosi fosse e se la misura del tutto fosse la morte iniqua anche di una sola persona , non vi è dubbio che oggi ci troveremmo di fronte alla sconfitta dell‘umano.
E il susseguirsi rapido e violento di accadimenti storici in breve tempo hanno fatto giustizia di un intera epoca , mentre sul tappeto ormai vi è il tema stesso del destino della forme di una civiltà giuridica e statuale e la necessità di una loro rifondazione.
La durezza dei tempi occorrerebbe di un pensiero e di persone adeguate al momento e che invece mancano nella politica, nelle istituzioni, nella società civile.
Mai come ora sembrano attuali le parole di Seneca -ducunt volentem fata, nolentem trahunt- “ il destino conduce chi si lascia guidare e trascina chi non lo vuole “, parole con le quali Spengler concludeva il suo Tramonto dell’Occidente,
Mentre lo sforzo secolare di limitare la guerra , di ampliare i diritti e le sfere di giustizia, incontrano ostacoli e si arrestano, agendo in senso contrario a questo processo , la fine dei legami sociali, di identità collettive , di un sentire comune e la trama di una legge morale positiva.
C’è chi ha finito con il ” comprendere” la guerra imposta dall’invasione russa screditando la reazione difensiva degli ucraini, immemore di cosa fu’ , nel suo concreto attuarsi , la resistenza italiana ed europea di 80 anni fa.
Si danno credito a tutte le false notizie e le mitografie, fatte circolare ad arte dalla propaganda del regime russo : dai fantomatici negoziati che sarebbero stati respinti , a supposte minacce della Nato alla Russia che invece da decenni, dalla base sul mar baltico europeo di Kaliningrad, ha installato missili nucleari puntati contro le principali capitali europee, si immagina in segno di amicizia.
Nella svolta a 360 gradi impressa dalla presidenza Trump sul conflitto ucraino, abbiamo dovuto assistere anche all’irruzione dell’estorsione e del ricatto finanziario gangsteristico alla dignità di un nazione e dei suoi abitanti martoriati.
Il sostegno economico all’Ucraina diventa un conto da saldare, un debito retroattivo.
Immaginiamoci la storia , se dopo la seconda guerra mondiale anziché un piano Marshall, “l’America” avesse addebitato all’Europa i costi per le spese sostenute.
Siamo al mondo capovolto , dove la vittima è diventata carnefice , stigmatizzata e umiliata, mentre il carnefice è stato assolto , invitato a corte e ossequiato.
Mancano oggi poteri capaci di trattenere il male. Prometeo è incatenato ad una roccia ai confini della Terra, mentre ovunque si scoperchiano nuovi vasi di Pandora, e le potenze si muovono in una volontà di dominio qui e ora.
In un mondo secolarizzato , dominato dall’organizzazione di apparati e forze sovranazionali, quando e come potrà nascere un nuovo ordine ? chi frenerà il potere? come si ristabilire il mondo dei giusti?
Bisognerebbe innanzitutto capire , come si è arrivati a tutto ciò, come la costruzione anche aspra di un consenso è stata sostituita dalla logica del rancore e delle rivalse violente.
La mera evocazione del peggio e del fascismo alla porte, si è rivelata controproducente , finendo per aumentare il consenso proprio ai campioni dell’antipolitica ma capaci di entrare in sintonia con chi si percepisce sconfitto dalla storia.
Meglio sarebbe prestare attenzione all’arrivo dei nuovi demoni, dei loro messaggi, della loro ideologia, chiedersi perché abbiano tanto seguito, perchè riemerga sul piano geopolitico, il ritorno alla logica della pura forza dello stato e della guerra come arcana imperi.
Ed ora in un occidente apparentemente in ritirata, prevale un orizzontalità di percezioni , disincanti, risentimenti e insicurezze
e i nuovi leader del mondo sembrano i catalizzatori di un età della rabbia e dell’odio, dove la rete, che si voleva neutra e libertaria, sta in realtà alimentando il populismo e costruendo un mondo reale autoritario.
Come scrive Paolo Mieli , azzardando nel valore simbolico un paragone con la guerra civile spagnola degli anni trenta, Trump non ha compreso il valore simbolico che hanno avuto questi tre anni di resistenza ucraina
Che ne dica la propaganda putiniana , che tanto ascolto trova in Italia, la cosiddetta vittoria consisteva e consiste solo nel respingere e contenere l’invasione, difendere la propria integrità territoriale non certo sconfiggere la Russia atomica, ed era messo nel conto che potevano non farcela.
Ma il presidente Zelensky per il solo fatto di non essere fuggito e di aver combattuto per la libertà del suo paese, ” resterà nelle coscienze del mondo in una posizione imparagonabile rispetto a chi l’ha aggredito o di chi lo ha cinicamente abbandonato “.
Tutto può ancora avvenire, l’unica cosa che si può in qualche modo riconoscere a Trump è che senza la sua mossa oggi non si starebbe parlando di una possibile fine del conflitto , ma quale fine ? a che condizioni?
perché come le storie delle guerre europee insegnano , come ripete il nostro Presidente Mattarella, nulla vi è di peggio di una pace ingiusta , perché , scrive Sofri , un Ucraina umiliata sarà una santa barbara di irredentismo ottocentesco, anzi io oserei dire balcanico.
certo è che comunque vada, nel breve termine si prospetterà nei prossimi anni un quadro delle relazioni internazionali definito dall’incontro scontro tra stati-continente, e le loro sfere di influenza Usa, Cina e India, e un passo subalterno la Russia con tutti gli altri paesi condannati a giocare il ruolo di comprimari, a volte alleati, a volte parassiti , free rider, vassalli , non certo protagonisti.
Non siamo più in una dialettica destra/sinistra dentro regole condivise. Siamo entrati in un’epoca nuova. Inutili affaticarsi in analisi retroattive.
In questo contesto gli stati europei devono capire che per sopravvivere occorrerà cambiare pelle e agire come se si fosse uno stato unico per difendere i comuni interessi geostrategici.
Irriducibili ottimisti che cercano una razionalità anche dove non c’è, pensano che il maleficius di Trump , consegnando gli scalpi di tutti compreso quello di Zelensky , unico, involontario, eroe del nostro tempo, abbia lo scopo di portare Putin alla tavolo delle trattative per poi metterlo nelle condizioni di dover scegliere davanti alle condizioni americane se accettarle o prendersi la responsabilità di far saltare il tavolo.
il faccendiere violento e autoritario non ci pare avere questo spessore, ma non resta che vedere. Il rischio comunque di fare un deserto e chiamarlo pace è altissimo.
E poi ci sono loro , gli ucraini , di cui tutti parlano ma nessuno ascolta; il nostro Paolo Giordano, sul Corriere della Sera, ha raccolto alcune loro parole :
In ogni testimonianza ci sono il dolore, la stanchezza, la delusione, la preoccupazione. Ma le frasi sono improntate, tutte, alla stessa dura asciuttezza: qui continueremo a fare quello che dev’essere fatto, con ciò che avremo a disposizione.
- ho 40 anni e sono pronta a morire per quel che so essere giusto , ma con che idea cresceranno i miei figli se l’aggressore uscirà impunito o premiato?
- sai come cucinare su un fuoco arrangiato sulle macerie? come comportarti se una bomba ti esplode vicino? noi si , tutti . ormai siamo pronti a sopravvivere
- sono in prima linea da otto anni, probabilmente ho visto tutto quello che c’era da vedere , ma mi sono reso conto che a uccidere è più l’indifferenza dei proiettili
Cosa potremmo aggiungere altro noi da qui? noi sicuri, nelle nostre tiepide case , diceva Primo Levi.
Apparteniamo ad una generazione che nel 1989 è andata a raccogliere i pezzi del muro di Berlino in frantumi , sperando nell’arrivo di una storia nuova che non è mai arrivata.
Abbiamo visto di nuovo la guerra e poi Srebrenica e poi la speranza della pace tra i grandi e poi ancora lo schianto delle Torri Gemelle con le sue tremila anime e ancora guerre e poi in Ucraina ancora le fossi comuni.
Quante Srebrenica , quante Bucha può contenere la storia? o come credere nell’umanità quando la tregua in medio oriente si concretizza nella consegna ad un padre dei corpi dei propri bambini tenuti in ostaggio e poi strozzati a mani nude? Sicari dell’anima , maschere per un massacro.
Nessuno può negare gli straordinari progressi della nostra civiltà nelle scienze, nella medicina, nella tecnica, nel miglioramento complessivo della vita di generazioni e popoli , eppure come se avessimo stipulato un patto faustiano con Mefistofele , a questi progressi sembra corrispondere una anima nera venduta al male e che in alcuni momenti sembrano avvolgere la nostra storia di viventi.
Arrivati a questo punto , pensieri millenaristici potrebbero mettere in dubbio il valore assoluto della nostra presenza come civiltà, del resto fu Claude Levi Strauss a pronunciare su questo parole definitive “il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui “.
Ma oggi siamo ancora qui , la storia dell’uomo è una storia nel peccato , ma non possiamo limitarci ad evocare la teodicea, il male , la compassione e l’ empatia, la condivisione con la sofferenza e le vittime, giudicando senza assumersi mai responsabilità.
Le comunità degli uomini hanno il dovere di affrontare il male e tentare una soluzione .
Occorre ritornare al Bonhoeffer di Resistenza e Resa , di Sequela , perché se noi oggi possiamo guardare alla storia di allora senza vergogna, è solo perché vi furono uomini che, come il teologo e pastore protestante, si comportarono in modo “imprudente”, coraggioso e universale.
“La Chiesa non sta lì dove vengono meno le capacità umane, ai limiti, ma sta al centro del villaggio ” e nel cielo livido della dittatura e dell’oppressione occorre ” pregare e fare ciò che è giusto per gli uomini“.
” Il cristiano deve rimanere nel mondo. L’opposizione al mondo deve essere portata nel mondo. Per questo Cristo si è fatto uomo ed è morto fra i suoi nemici “.
Mauro Montalbetti

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