Leggendo della tregua a Gaza , una conferma e un dubbio:
la conferma che anche nelle trattative con gli stati e gli apparati servono la forza, le minacce e le pressioni, non gli accomodamenti subalterni, i nobili irenismi.
Dicono che i punti dell’accordo siano sostanzialmente identici a quelli proposti in passato, e qui allora un dubbio che nasce dalla storia
Il rimpianto Luca Rastello ne ” La Guerra in casa”, ricordava che all’inizio delle guerre balcaniche nel 1991 . alla prima conferenza di pace all’Aja, la Germania di Helmut Kohl propose il riconoscimento simultaneo dell’indipendenza a tutte le 6 repubbliche exjugoslave , non solo slovenia e croazia, e una soluzione di tipo confederale.
la Francia e la Gran Bretagna si opposero ;il senso del veto era da un lato contrastare l’espansione degli interessi tedeschi in crescita nell’ est europeo dopo l’ unificazione e che stava gia’ investendo nelle due repubbliche secessioniste e dall’ altro tenere un occhio di riguardo per Mosca storicamente vicina alla Serbia.
Così in pratica si consegnò al presidente serbo Milosevic le sorti delle altre repubbliche;
Non sappiamo se quella proposta si sarebbe realizzata, ma sappiamo come è finita:
10 anni dopo , alla fine della guerra in Kosovo, la situazione si rivelò di fatto identica a quella proposta dalla Germania, solo che ne frattempo vi erano stati anni di guerre, rovine, centomila morti, l’assedio di Sarajevo e della Bosnia , il genocidio di Srebrenica, i bombardamenti su Belgrado.
Dunque a cosa era servita la guerra? a parte alimentare le narcomafie e i nazionalismi criminogeni dei nipoti ed eredi di Tito, frutti avariati del fallimento dell’esperienza socialista.
Mi chiedo se, pur con tutti i distinguo e le radice storiche diverse, anche in altri teatri di guerra non stia succedendo lo stesso. a partire dal Medio Oriente.
L’intera catena politica di Hamas e Hezbollah al comando al momento del massacro del 7 ottobre è stata eliminata, i mandanti iraniani avvertiti.
Ma dopo 15 mesi siamo ad un Israele militarmente vincente , ma che alla fine tratta ancora con Hamas e dovrà probabilmente lasciare Gaza
Le prospettive politiche non molto diverse dagli Accordi di Abramo contro i quali si è mosso il pogrom di Hamas il 7 ottobre mentre per lo stato palestinese nessuna indicazione e definizione a breve.
L’ennesimo scambio per quanto numericamente e simbolicamente diverso tra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi
Quindi cosa serviva arrivare a tutti questi morti?quando i punti sulle mappe e sul fronte, il quadro generale , le proposte di tregua erano chiare? cosa bisognava aspettare?
La guerra mette a nudo la verita’ degli uomini e la deforma .
Rileggendo Franco Fornari e la psicoanalisi della guerra, forse la risposta la troviamo nell’ idea ancestrale del sacrificio fine a se stesso.
Le persone , combattenti o meno , come massa di manovra da utilizzare sul campo, la mistica della resistenza e del martirio religioso da una parte e l’ aurea del soldato dell’ esercito vindice una volta per tutte dall’altra
Quasi che, a confini geopolitici invariati, il numero dei morti sia ciò che conta da rivendicare e da mettere sul tavolo della trattativa.
Thomas Friedman sul New York Times già un anno fa diceva che le parole piu pericolose che si pronunciano in Medio Oriente sono quando si pensa di risolvere le cose ” una volta per sempre”.
Si poteva cambiare prima paradigma e punti di riferimento? usare realismo e consapevolezza nella valutazione delle prospettive e dei rapporti di forza?
Perche’ un conto è la propaganda ed un conto e’ finire con il credere realmente alla propria propaganda, perche’ poi il risveglio potrebbe essere peggio dell’ incubo.
Ma forse era troppo tardi.
Abbiamo assistito impotenti ad un micidiale dispositivo psicotico dove vittime diventano carnefici e viceversa giustificando la propria violenza come risposta alla violenza che l’altro ha inflitto prima in una spirale infinita, autodistruttiva e mimetica.
Questo accordo fragilissimo è frutto solo delle estenuanti pressioni esercitate su Hamas ed Israele da americani e sauditi. Ma le anime e le menti non sono in pace. Bisogna far cadere la polvere sul suolo e vedere cosa rimane.
Che ora le potenze e la comunità internazionali rendano praticabile , creino le condizioni per rendere politicamente sostenibile nel lungo periodo le tregue, con la responsabilità di tutti e almeno per un momento lasciamo riposare i morti e la terra ferita.
© | 2025 | Mauro Montalbetti
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