La guerra totale e la pace che verrà – 1

La guerra civile come paradigma politico, ha scritto Giorgio Agamben, un paradigma oscillante tra due poli antitetici: il mondo classico dove chi non partecipava alla guerra veniva addirittura privato dei diritti politici, e quello dello Stato Assoluto, che invece impose d’autorità e dominio, l’ordine e la pace , per impedire proprio quel “ bellum omnium contra omnes “ che ora torna a dilagare.


Nel novecento tedesco della crisi di Weimar e poi del nazismo , era stato Carl Schmitt a rimettere al centro la naturale pericolosità dell’uomo come elemento essenziale della condizione civile: il conflitto per la vita e per la morte , l’ostilità tra amico e nemico, stessa medaglia di un giano bifronte che costituisce con la guerra , il fondamento e il presupposto della politica stessa. Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.


E’ difficile non ritrovare quella inquietante lettura e visione del mondo nelle vicende drammatiche di questi anni.

Oggi comanda la forza e il conflitto armato ,agito o minacciato ,pare l’unica preponderante dimensione dell’agire politico nelle relazioni internazionali.


Abbiamo assistito impotenti ad un micidiale dispositivo vittimario dove carnefici diventano vittime e vittime carnefici, giustificando la propria violenza come risposta alla violenza che l’altro ha inflitto prima in una spirale infinita ,mimetica e autodistruttiva.


Il demon della politica internazionale è tornato ad essere la lotta per il potere tra stati , la conquista di egemonie rivendicate o perdute, il controllo di spazi sovrani.


Ricordiamoci in tal senso, che lo spazio del primo diritto comune europeo nacque dall’ordine medievale di impero e papato sorto a sua volta dall’ occupazione e spartizioni di terre tra i nuovi conquistatori ‘barbari’ e il possessore romano.


Dopo le guerre di religioni nell’ Europa nel XVII secolo , solo un ordinamento dello spazio diverso ,con la pace di Vestfalia , portò alla nascita e il consolidamento degli stati nazionali che assunsero su di se il monopolio dell’uso della forza , la separazione tra stato e religioni, il potere assoluto del sovrano.


L’ ultimo ordine pacificato contemporaneo, lo abbiamo vissuto noi stessi , garantito dalla deterrenza nucleare, esito finale della guerra civile europea sfociata in due guerre mondiali costate tra i 90 e 100 milioni di morti.


Stiamo vivendo sotto i nostri occhi l’accelerazione di un più ampio scontro e riposizionamento dei sistemi di alleanze di vecchi poteri e di nuove potenza uscite dal crollo dell’ordine della guerra fredda , potenze costituenti ma che non riescono a diventare ancora poteri costituiti perché non sono in grado di dominarne i fattori.


Sembra perciò tornare la necessità di quell’ intuizione profetica di San Paolo nella sua Lettera ai Tessalonicesi , la necessità nella storia di un potere che frena ( katéchon ) in grado di arrestare e rallentare l’arrivo del male, l’anomia, il disordine e la fine dei tempi.


E proprio in questi anni , infatti abbiamo vissuto l’esperienza di poteri incapaci a trattenere e allontanare il male, l’inimicizia violenta tra le comunità degli uomini.

La politica può fare a meno della guerra, la guerra non può rimuovere e annullare la politica.


Quel che ha reso sin qui sterili e risuonanti nel vuoto le invocazioni alla pace, è la mancata risposta ad una domanda : chi è, chi sono i soggetti politici della mediazione?

Chi apre le mappe e traccia possibili confini segnati nel suolo dal sangue? chi ha l’ autorità e l’autorevolezza per proporre interessi e sicurezze e quali che rendano preferibile la pace alla guerra ?


Se la pace attraverso l’espansione dell’economia e della globalizzazione è stata una grande illusione, se quella degli imperi e dei suprematismi è un inferno che annienta la vita e la convivenza civile, rimarrà quella data dall’ equilibrio di forze e poteri, garantendo interessi e sfere di influenza militari e di sicurezza.


Sapendo , come scrive Luigi Bonanate , che nella storia delle relazioni internazionali i periodi di pace sono stati di gran lunga superiori a quelli di guerra, ma nulla può garantire che siano stati sempre periodi “giusti”.


La guerra revanscista e neo-imperiale di Putin contro la democrazia ucraina ha trovato una sorta di comprensione o neutralità da parte di molte realtà del sud globale , fraintesa come se si trattasse di una rivolta di popolo contro le forze dell’occidentalizzazione del mondo.


I Paesi del cosiddetto BRICS il raggruppamento delle economie mondiali emergenti sono letti, con incomprensibile ingenuità , come basi di un supposto ordine più “giusto” alternativo a quello attuale


Ma , più’ realisticamente , rappresenteranno un nuovo blocco di paesi con i propri interessi economici politici e di sicurezza in grado di competere con il vecchio G7 per l’influenza in alcune aree del mondo e con i quali bisognerà riconoscersi dialogare e confrontarsi.

L’uguaglianza passa anche dalla redistribuzione del potere.

E non è impensabile, a tal proposito , ipotizzare una tormentata faticosa ma graduale ricomposizione di un ordine, purché si dipani un interesse comune e un punto di convergenza per trovare una risposta ai molteplici rischi planetari , ma fino a quel momento sarà un continuo misurarsi con i rapporti di forza e sul terreno


Le stessa democrazie politiche potrebbe andare incontro ad un processo trasformativo profondo di fronte ad un nuovo inedito rapporto tra masse e politica veicolato dalla società digitale , dove i tradizionali meccanismi di salvaguardia e di libertà potrebbero svanire di fronte all’agglutinamento del potere in nuovi modelli autoritari

E in questo passaggio di fase l’Europa dovrà imparare anche a proteggere se stessa dalla sfide che avrà innanzi , pensiamo solo al recente attacco alla struttura politica di uno stato avvenuto in Romania in occasione delle recenti elezioni politiche presidenziali, attacco incruento arrivato dalla Rete dal web esterno e internazionale ispirato da Mosca.

Prendere consapevolezza quindi della possibile ostilità di altri stati e nazioni , non perché questi siano espressione del Male Assoluto o vogliano l’apocalisse o la nostra distruzione, ma perché portatori di interessi , desideri di supremazia politiche ed egemonie divergenti e per questo dovremo fare delle politiche di difesa e del contenimento della violenza una parte fondante della politica estera.

Non il Bene e il Male, il Giusto e l’Ingiusto , che rischiano di essere categorie metapolitiche astratte, ma saranno le mutevoli configurazioni della storia negli rapporti di forza geopolitici e geoeconomici , negli assetti statuali politici e sociali , che determineranno le dinamiche, le evoluzioni o le involuzioni, le regressioni o le pacificazioni.

copyright Mauro Montalbetti , 2024

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