Di fronte alle Immagini delle guerre in corso sentiamo l’orrore scorrere nelle vene come la violenza e accanimento sul corpo dell’inerme, dai bombardamenti russi sulle case e gli ospedali in ucraina, alle fosse comuni di Bucha, dall’accanimento su i corpi dei giovani e bambini ebrei uccisi in poche ore dai miliziani di Hamas un anno fa , alla morte di decine di migliaia di abitanti di gaza causate dalle bombe israeliane da 2 tonnellate, in una rappresaglia diventata vendetta fine a se stessa.
Sentiamo l’inadeguatezza di tante categorie della nostra tradizione storico-politica e nel leggere il grumo che stiamo attraversando , forse occorrerebbe cercare di comprendere il senso della violenza, assumendo il punto di vista dei vulnerabili e degli inermi, con sguardo di chi la violenza la subisce e non di chi la esercita
sapendo, come scrisse la filosofa Adriana Cavarero , che «la violenza dell’orrore colpisce sempre qualcuno, abbattendosi sugli esseri umani a uno a uno, e che le vittime delle stragi sono sempre creature singolari, con un volto, un nome e una storia”
La storia è tornata ad esprimersi secondo una logica di pura forza, sangue e terra e solo quando la polvere del conflitto si sarà diradata e se ne vedranno i risultati sul campo, i rapporti di forza stabiliti, allora e solo allora potrà aprirsi uno spazio alle tregue.
Siano davanti, almeno in europa, nei paesi del mediterraneo e del medio oriente , ad un nuovo passaggio di fase che richiama appunto gli anni venti e forse quelli anteriori al primo conflitto mondiale, parte di quella guerra civile europea finita nel 1945.
Un passaggio di fase che segna la dissoluzione del diritto internazionale pubblico del dopo 1989 , simbolicamente segnato oggi dal teatrino recitante dell’Assemblea di un ONU impotente e lamentoso.
La durezza dei tempi occorrerebbe di un pensiero e di persone adeguate al momento e che invece mancano nella politica, nelle istituzioni, nella società civile.
Mai come ora sembrano attuali le parole di Seneca -ducunt volentem fata, nolentem trahunt- “ il fato conduce chi vuol farsi guidare e trascina chi non lo vuole “, parole con le quali Spengler concludeva il suo Tramonto dell’Occidente,
mentre lo sforzo secolare di limitare e “umanizzare” la guerra , di ampliare i diritti e le sfere di giustizia, incontrano ostacoli sempre più forti fino ad arrestarsi, dato che agiscono in senso contrario a questo processo , la fine dei legami sociali, di identità collettive , la trama di una legge morale positiva.
Non e’ un caso che al fondo di questa deriva riappaia l’ antisemitismo , radice ombra e manifestazione del capro espiatorio di sempre.
Siamo non alla guerra come politica condotta con altri mezzi ma alla politica come guerra , la presa d’atto che il disumano sta crescendo in noi stessi e che la logica amico/nemico tende a riprodursi comunque
Arrivati a questo punto , pensieri millenaristici potrebbero mettere in dubbio il valore assoluto della nostra presenza come civiltà, la naturalezza e la necessita del radicamento dell’uomo sulla terra; del resto fu l’indimenticabile Claude Levi Strauss a pronunciare su questo parole definitive : “il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui “.
Ma noi siamo ancora qui e allora occorre provare a capire quali possano essere le condizioni minime perchè il mondo e le relazioni politiche fra le società le comunità e le nazioni possano essere ancora umanamente vivibili
Mancano oggi i poteri capaci di trattenere il male.
Prometeo è incatenato ad una roccia ai confini della Terra, mentre ovunque si scoperchiano nuovi vasi di Pandora ( Massimo Cacciari ) mentre il potere vuole durare in eterno e le potenze politiche si muovono contro ogni escatologia, ogni fine ultimo.
Dopo l’irruzione nel 900 delle masse popolari nella storia che provocarono la nascita dei totalitarismi, dopo un nuovo equilibrio nato dalle guerre mondiali, dopo la fine deli blocchi e dell’ equilibrio della deterrenza,
E’ necessario leggere le guerre in corso negli ultimi anni da Kiev a Gerusalemme come accelerazione del contesto della più ampia lotta e del riposizionamento dei sistemi di alleanze che ha sostituito la Guerra Fredda come quadro delle relazioni internazionali , altrimenti appaiono non intellegibili .
In un mondo secolarizzato , non più centrato sull’occidente ma del quale non possiamo fare a meno, dominato dall’organizzazione di apparati e forze sovranazionali e globali, con la fine delle grandi rappresentazioni , quando e come potrà nascere un nuovo ordine ? chi frenerà il potere? o dobbiamo prendere atto del dominio della forza organizzata dalla volontà di sopravvivenza, di egemonia e di potenza?

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